ElyKisa 的个人资料,_(''Il cecio nella boll...照片日志列表更多 工具 帮助

日志


2月22日

Adesso.....

In principio era vetro..... Un vetro finissimo. Da questo vedevo il mondo. Era il vetro della piccolezza e della semplicità assoluta della mia vita, fatta di giorni passati con lui, come una famiglia..con loro.
Le cene a base di latte, cereali e panna spray... Le notti fatte di risate, la completezza, l'armonia...La perfetta coesione dei pensieri, come un film la mia vita scorreva dolcemente, sul letto di un fiume placido.
Ma ogni fiume nasconde le sue insidie. Un giorno ci siamo svegliati e qualcosa in quella armonia perfetta manacava, saltava , era come un brano meraviglioso nel quale stonava una nota, all'improvviso..piccolissima.
Lentamente l'abitudine ha preso il posto della gioia.. I gesti dolci sono divenuti un motivo per cercare di nuovo la serenità. Disperatamente abbiamo portato avanti per mesi qualcosa che ci aveva resi completi per un anno e mezzo....Incapaci di spiegare perchè..perchè?
La mia bolla di vetro finissimo lentamente ha cominciato ad inspessirsi, al distacco definitivo quel giorno- Non so piu' se ti amo elisa...-.
Lentamente i miei vetri prendevano il colore blu ovattato del mare, ad ogni lacrima che vi precipitava sopra il blu diventava sempre piu' opaco..
Da li è nato il cecio nel riso.
Mi sentivo un cecio....... Pressato in un barattolo di riso. Troppo spesso avevo sentito la mia pelle tirarsi dopo aver pianto per notti intere.

Addio.

Quella parola che non mi sarei mai aspettata di sentirti pronunciare. Da li è entrato il vento.
E' arrivato impetuoso, come una tempesta nel deserto, il vento del furore, della rabbia, della rivalsa su di te... L'odio....Il rimpianto....
E' entrato dentro la mia bolla e l'ha plasmata. Da tanto ormai dentro la mia bolla di vetro apparente reganva il buio assoluto, dopo che il sole della mia vita era definitivamente tramontato.
L'ha resa una stanza, un cubo perfetto, dove regna il buio assoluto.
Ogni tanto dentro la mia stanza buia entra un'pò di vento, come se qualcuno di invisibile spalancasse una finestra dalla quale non entra luce. Solo vento.
Così continuo a brancolare nel mio buio in cerca dell'interruttore che faccia improvvisamente luce rendendo tutte le cose chiare come il sole.
Così vedrò ogni finestra chiusa che per tutta la vita avevo ignorato.. Potrò finlamente spalancarla, mettere al mondo il mio furore.
Quello che si scatena dentro di me ogni volta, e come un uragano che passa e distrugge, lascia dentro di me uno stanco vuoto, che mi strema.
Capita che posi le mani su un interruttore casualmente...Ma non immaginate la disperazione nello scoprire che premendolo la luce si accende in una stanza non mia. E vado avanti.... Tastando su pareti fatte di lunghi passi leggeri, ma pesanti di pensieri. Credo di aver trovato un tunnel... Tra tutte quelle pareti che sembrano ripetersi all'infinito. Un tunnel piu' nero del nero che mi circonda in questa stanza. Ma si sa.. A furia di girare in circolo si impazzisce e pur di fuggire a questa follia si imboccano strade ancor piu' oscure della nostra realtà. Ma dove non c'è luce non c'è uscita.
Si finisce per precipitare in lunghi corridoi senza finestre, ne interruttori.. Li c'è solo una porta.....L'ultima della tua vita... ciò che ci sta dietro... è sapere di pochi.


2月16日

Anima Mundi....

Commozione e compassione.

La stessa commozione e la stessa compassione che adesso provo per tutte le esistenze che vanno avanti ignote a se stesse. Per le esistenze compresse, schiacciate,monche, oppure esplose. Per le esistenze che scorrevano via come sabbia tra le dita di un bambino. Compassione per quell’enorme ghirlanda di vite che ci intreccia  gli uni agli altri, senza alcuna distinzione. Estranei al mistero del primo sguardo,confusi nel tragitto, impauriti all’ultimo istante.

Crescere non vuol dire dimenticare questo stato ma riacquistarlo. Ritrovare il nostro sguardo originario.

I pazzi…..

In fondo, mi dicevo guardandoli, loro sono i più  sinceri, non fingono di non essere soli.

Per questo,forse, danno tanto fastidio. A nessuno piace vedersi sbattuta in faccia l’assoluta e tremenda solitudine della vita umana. Per nasconderla, ci si agita dal giorno in cui si nasce a quello della morte…Si balla con le nacchere e i tamburelli per non vedere il cadavere che viene a galla, perché il cadavere non urli che siamo soli, che siamo tutti disperatamente soli. Polvere in movimento, niente altro.

La sensibilità eccessiva non è un lasciapassare. Non te ne accorgi subito, nei primi anni della tua vita tutti ti lodano per questo. È più tardi che diventa un problema. Lentamente, chi ti sta intorno si accorge che la sensibilità, invece  di essere un dono è una zavorra.

Il mondo è fatto di volpi, iene e colpi di gomito.

Tu sei un coniglio dal pelo morbido, non hai nessuna possibilità di andare avanti. Per questo da un giorno all’altro tutto cambia. Intorno a te c’è solo irritazione e fastidio per il tuo non essere come tutti gli altri.Da questa grande ecatombe di conigli, si salvano solo quelli che sanno fare qualcosa di eccezionale.

Per tutti gli altri passa la grande falce della normalità. O ti pieghi a lei o lei ti taglia. Perché poi la normalità dovesse essere proprio quella delle volpi o delle iene, anziché quella dei conigli è un mistero che non ho mai compreso.

Fin dalla nascita ci insegnano che la vita è fatta per costruire e invece non è vero. Non è vero perché ciò che si costruisce prima o poi crolla, nessun materiale dura in eterno. La vita non è fatta per costruire ma per seminare. Nell’ampio girotondo, dallo spiraglio dell’inizio a quello della fine, si passa e si sparge la semenza. Forse non la vedremo mai nascere perché, quando spunterà, noi non ci saremo più. Non ha nessuna importanza. Importante è lasciare dietro di se qualcosa in grado di germogliare e crescere.

Si costruiscono case, famiglie, carriere, si costruiscono sistemi interi di idee, si accumulano eredità per i figli. Tutto questo rumore di martelli e ruspe, tutto questo frusciare di banconote rassicura, cancella la percezione del vuoto. L’essere impegnati sempre in qualcosa ci toglie di torno i pensieri più pericolosi. Le cose crescono e con soddisfazione le si guarda crescere, tutto ciò che finisce e crolla deve restare lontano dal nostro sguardo.

Ma ero troppo stanca anche solo per pensarci. Stanca della stanchezza vuota di chi non ha fatto niente, di chi ha camminato e camminato ed è rimasto fermo.

L’aria era fredda, il fiato entrava diritto nei polmoni come un'unica lama. Chi conosce il vento sa che non c’è alcun modo per difendersi dal suo rigore, bisogna solo dimenticarlo. Ad ogni passo mi guardavo intorno e mi dicevo “ come ho fatto per tanto tempo a sopportare la lontananza da tutto questo?”

Per anni e anni avevo vissuto come un clone di plastica, avevo scordato l’odore della terra e delle sue stagioni, il rumore dei passi sul suolo gelato. Avevo scordato l’istante brevissimo in cui si manifesta la gioia, l’essere cosa tra le cose create, respiro tra ciò che si respira intorno.Avevo abdicato la verità per vivere nell’illusione. Di ogni cosa che mi era venuta davanti mi ero accontentato  dell’involucro. Avevo agito come agisce la stragrande maggioranza delle persone, invece della persuasione avevo scelto la retorica. Adesso so che era accaduto nel momento stesso in cui avevo sognato la gloria, nel momento in cui avevo voluto che la diversità divenisse un segno esterno, nel momento in cui avevo creduto che diverso e superiore fossero la stessa cosa…….